sabato 12 giugno 2021: per la preghiera personale e familiare "Lectio divina sulla Liturgia della Parola del giorno"

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  • sabato | 12 giugno 2021

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Lectio sabato 12 giugno 2021

 
Sabato della Decima Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)
Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
 

Isaia 61, 10 - 11
Luca 2, 41 - 51 
 
 
1) Preghiera 
O Dio, che hai preparato una degna dimora dello Spirito Santo nel cuore della beata Vergine Maria, per sua intercessione concedi anche a noi, tuoi fedeli, di essere tempio vivo della tua gloria. 
 
Si dice che una cosa è immacolata quando è priva di qualsiasi macchia. Ciò che è immacolato non ha né difetti né imperfezioni. Quando uno dice: "Questa stanza è immacolata", intende dire che la stanza è molto pulita. Dire a qualcuno: "Appari immacolato" significa che i suoi abiti sono stirati con eleganza e non fanno una grinza, mentre si presenta in ordine anche nel resto: capelli, unghie, barba: tutto è perfettamente apposto. Il cuore è l’organo del corpo che pompa sangue attraverso il sistema circolatorio. Però, la parola "cuore" si riferisce spesso al centro emozionale di una persona. L’amore e l’odio, il coraggio e la paura, la fiducia e l’offesa sono ritenuti come aventi la loro sede nel cuore. Dire a uno: "Abbi cuore" comporta un riferimento alla compassione umana. Certe funzioni, che sono localizzate nel cervello, vengono alle volte considerate come se fossero nel cuore. Maria, la Madre di Gesù, "serbava tutte queste cose nel suo cuore". Dopo la nascita di Gesù e la visita dei pastori, Maria "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19). Fece cosi anche dopo che ebbe ritrovato Gesù dodicenne nel Tempio (Lc 2,5 1). Nel cuore puro della Madre di Dio, erano conservate le meraviglie della rivelazione di Dio al suo popolo. 
Dio continua a rivelarsi nel cuore degli uomini. Ciò avviene spesso come una meditazione: uno sta seduto con calma e, senza dire una parola, riflette sugli eventi della giornata; cerca la presenza di Dio nel quotidiano della vita, negli incontri sul lavoro, nelle conversazioni durante il pranzo, mentre nella sua auto torna a casa alla sera, a tavola in famiglia durante la cena, ecc. In questi eventi, si può scoprire che è Dio che guida e porta avanti ogni cosa; è lui che aiuta a crescere nella grazia, a comprendere le sue vie. Riflettendo su queste cose. uno le serba nel suo cuore.
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2) Lettura: Isaia 61, 10 - 11
Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, la loro discendenza in mezzo ai popoli. Coloro che li vedranno riconosceranno che essi sono la stirpe benedetta dal Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.
 
3) Riflessione su Isaia 61, 10 - 11
 La prima lettura è tratta da Isaia; il profeta ci consegna la sua esperienza più intima, che è quella dell'essere pervaso, abitato dallo Spirito del Signore Dio. “Lo Spirito del Signore è su di me”. Questa esperienza trasforma la sua identità, rendendolo proprietà del Signore, luogo dove Dio si manifesta:” Mi ha consacrato con l'unzione”. L'unzione è un rito antico con cui si consacrano o il re o il sommo sacerdote. Conferisce una missione precisa, ”mi ha mandato”. Sono descritte sette finalità, sintetizzate nel primo incarico: “Portare il lieto annuncio ai miseri”. Chi sono i miseri? Tutte le persone prive di potere politico, di prestigio sociale, di risorse materiali, e che hanno invece come unico sostegno il Signore, l'abbandono fiducioso a lui. 
 
 Il lieto annuncio riguarda una comunità che come unico bene ha il Signore e che sperimenta le dolorose ferite della sua storia, “cuori spezzati”. Di fatto la missione del profeta è quella di aiutare il popolo a ritrovare la sua identità, la sua libertà, senza lasciarsi schiacciare dall'oppressione, dalla frustrazione profonda. Dio non si è dimenticato di loro, ma neppure di noi, oggi, in particolare di chi di lui si fida. L'anno di grazia era l'anno giubilare: ogni 50 anni si azzeravano i debiti e i crediti, lo schiavo tornava in libertà, un terreno ritornava di proprietà a chi era stato costretto a venderlo per necessità. Il lieto annunzio che il profeta porta è paragonabile ad un giubileo straordinario, in cui la terra intera torna al suo creatore, a Colui che dona la vita con generosità. Questa terra produce frutti speciali, preziosissimi: la giustizia, che è il corretto rapporto con il Signore e con il prossimo, e la lode, il ringraziamento. È un tempo di gioia piena, di esultanza incontenibile, perché è finito il tempo della desolazione e dell'afflizione. 
 
 I versetti 10-11 ci mettono di fronte alla coscienza del profeta e ai suoi sentimenti di fronte al compito ricevuto. Non solo timore per la grandezza del compito, né solo entusiasmo per essere investiti di una particolare dignità, ma innanzitutto gioia perché il Signore ha reso possibile la sua opera attraverso la vita del profeta. La ricorrente immagine biblica della terra che produce germogli, ci consente di entrare nell'animo umile del profeta chiamato: non è lo sforzo del contadino che farà fruttificare il giardino, ma è solo Dio che sa far crescere tutte le cose che potrà stabilire la sua giustizia.
Il vero profeta è colui che attira lo sguardo su ciò che Dio sta compiendo giorno dopo giorno, nella pazienza di chi sa che per far crescere tutte le cose ci vuole tempo.
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4) Lettura: Vangelo secondo Luca 2, 41 - 51 
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
 
5) Riflessione sul Vangelo secondo Luca 2, 41 - 51 
 Una famiglia davvero speciale quella che oggi ci viene additata a modello. Il primo protagonista è lo stesso Gesù, il figlio di Dio, concepito da Maria per opera dello Spirito Santo. La stessa Madre è davvero speciale, è la donna senza macchia di peccato, è la prescelta da Dio stesso per essere la genitrice del Verbo. È speciale anche S. Giuseppe, uomo giusto, padre, senza essere genitore, sposo senza essere marito. Eppure entrando nel vivo della loro storia emergono situazioni e virtù non dissimili da quelle che siamo chiamati a vivere e praticare tutti noi nel contesto di una qualsiasi umana normale famiglia. La vita di Gesù è stata una vita travagliata sin dalla sua nascita e della sua prima infanzia. Non l'hanno risparmiato né prove né persecuzioni e sappiamo bene come si è conclusa la sua esperienza terrena. La madre sua Maria ha condiviso in tutto e con rara intensità le sofferenze del figlio suo. Ha sperimentato i dubbi di Giuseppe, la persecuzione di Erode, l'esilio in Egitto, il misterioso silenzio di lunghi anni e poi le contestazioni e le trame contro il suo Gesù. Una mamma vera come tante altre, che contempliamo, nel momento finale, ai piedi della croce con il suo figlio morente tra le braccia... Giuseppe ha svolto il suo ruolo oscuro ed umile da uomo giusto, saggio ed operoso, nell'esercizio di un umile mestiere, nella consapevolezza che le grandi opere di Dio passano anche attraverso gli umili gesti di un povero falegname. Se così è, quanti esempi abbiamo da assumere, quanta luce emana da quell'umile casetta di Nazaret, quante grazie possiamo attenderci da una famiglia così speciale, ma anche così esperta di vita vera. Quante nostre famiglie dovrebbero fare continuo spirituale pellegrinaggio in quella casa per raccogliere virtù ed esempi salutari.
 
 “Ogni anno per la festa di Pasqua”. Queste parole ci aiutano a definire meglio il contesto spirituale in cui il brano si svolge e perciò diventano, per noi, la porta di ingresso nel mistero, nell’incontro con il Signore e con la sua opera di grazia e misericordia su di noi.
Insieme a Maria e a Giuseppe, insieme a Gesù, anche noi possiamo vivere il dono di una nuova Pasqua, di un “attraversamento”, un superamento, un movimento spirituale che ci porta “oltre”, al di là. Il passaggio è chiaro e forte; lo intuiamo seguendo la Vergine Maria in questa sua esperienza con il Figlio Gesù. È il passaggio dalla strada al cuore, dalla dispersione all’interiorità, dall’angoscia alla pacificazione.
Non resta che metterci in cammino, che scendere anche noi in strada e unirci alla carovana, alla comitiva dei pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme per la celebrazione della festa di Pasqua.
 
 “si recavano”. Questo è solo il primo di una lunga serie di verbi di movimento, che si susseguono lungo i versetti di questo brano. Forse può aiutarci fissarli con un po’ di attenzione: “vi salirono”; “riprendevano la via”; “comitiva” (dal latino cum-ire, “camminare insieme”); “viaggio”; “tornarono”; “scese con loro”, “venne”.
E in parallelo con questo grande movimento fisico, c’è anche un profondo movimento spirituale, caratterizzato dal verbo “cercare”, espresso anch’esso ripetutamente: “si misero a cercarlo”; “tornarono in cerca di lui”; “angosciati, ti cercavamo”; “perché mi cercavate?”.
Questo ci fa capire che il viaggio, il vero percorso al quale questa Parola del Signore ci invita, non è un viaggio fisico, ma spirituale; è un viaggio di ricerca di Gesù, della sua Presenza nella nostra vita. È questa la direzione in cui dobbiamo muoverci, insieme a Maria e a Giuseppe.
 
 “Si misero a cercarlo”. Visto che abbiamo individuato il nucleo centrale del brano, il suo messaggio fondamentale, è importante che ci apriamo a una comprensione più profonda di questa realtà. Anche perché Luca usa due verbi diversi per esprimere la “ricerca”, il primo -anazitéo- ai vv. 44 e 45, che indica una ricerca accurata, ripetuta, attenta, come di chi passa in rassegna qualcosa, dal basso all’alto e il secondo -zitéo- ai vv. 48 e 49, che indica la ricerca di qualcosa che si è perso e che si vuole ritrovare. Gesù è l’oggetto di tutto questo movimento profondo e interiore dell’essere; è l’oggetto del desiderio, della brama del cuore…
 
 “angosciati”. È molto bello vedere come Maria apra il suo cuore davanti a Gesù, raccontandogli tutto quello che ha vissuto, quello che ha sentito dentro di sé. Lei non teme di mettersi a nudo davanti a suo Figlio, di consegnare a Lui i sentimenti e le esperienze che l’hanno segnata nel profondo. Ma che cos’è questa angoscia, questo dolore che ha visitato Maria e Giuseppe nella ricerca di Gesù, che si era smarrito? Il termine che incontriamo viene usato solo quattro volte in tutto il Nuovo Testamento e sempre da Luca. Lo troviamo sulla bocca del ricco epulone, che lo ripete parlando di sé, ormai nell’inferno, lontano da Dio, quando dice: “Soffro terribilmente” (Lc 16, 24-25). E poi ritorna negli Atti, quando Luca racconta della partenza di Paolo da Efeso e mette in luce il dolore di quella separazione: “sapevano che non avrebbero più rivisto il suo volto” (At 20, 38). Dunque l’angoscia che prova Maria nasce precisamente dalla separazione, dall’assenza, dalla lontananza di Gesù. Quando Lui non c’è, scende l’angoscia nel nostro cuore. Ritrovarlo è l’unico modo possibile per recuperare la gioia di vivere.
 
 “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”. Maria non comprende le parole di Gesù, il mistero della sua vita e della sua missione e per questo tace, accoglie, fa spazio, scende nel cuore. Questo è il vero percorso di crescita nella fede e nel rapporto col Signore.
Ancora una volta Luca ci offre un verbo molto bello e significativo, un composto del verbo “custodire” – dià – tiréo, che vuol dire, alla lettera “custodire attraverso”. Cioè l’operazione spirituale che Maria compie dentro di sé e che ci consegna, come dono prezioso, come eredità buona per il nostro rapporto col Signore, è quella che ci conduce in un percorso intenso, profondo, che non si ferma alla superficie, o a metà, che non torna indietro, ma va fino in fondo. Maria ci prende per mano e ci guida attraverso tutto il nostro cuore, tutti i suoi sentimenti, le sue esperienze. E laggiù, nel segreto di noi stesso, nel nostro intimo, impareremo a ritrovare il Signore Gesù, che forse avevamo smarrito.
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6) Per un confronto personale
* Questa Parola del Signore, nella sua semplicità, è anche molto chiara, molto diretta. L’invito a partire, a prendere parte alla festa di Pasqua, è rivolto anche a me. Decido, allora, di alzarmi, di mettermi in movimento, di affrontare il pezzo di strada che il Signore mette davanti a me? E ancora: accetto di entrare a far parte della comitiva di coloro che hanno deciso nel loro cuore il santo viaggio?
* Sento mia l’esperienza della ricerca del Signore? Oppure non mi sembra importante, non ne sento la mancanza, mi pare di poter fare da me? Nella mia vita, mi sono mai accorto di aver perso il Signore, di averlo lasciato lontano, di averlo dimenticato?
* E l’angoscia, quella di cui parla Maria, è mai stata mia compagna di viaggio, presenza triste nelle mie giornate, o in periodi anche lunghi della mia vita? Forse sì. Scoprire, grazie a questa Parola, che l’angoscia è provocata dall’assenza del Signore, dalla perdita di Lui, mi è d’aiuto, mi offre una luce, una chiave di lettura per la mia vita?
* La via del cuore, che Maria traccia con tanta chiarezza davanti a me, oggi, mi sembra percorribile? Ho voglia di impegnarmi in questa sfida, con me stesso, con l’ambiente che mi circonda, magari proprio con chi mi vive più vicino? Sono disposto a scegliere di scendere un po’ più in profondità, per imparare a “custodire attraverso”, cioè fino in fondo, con tutto me stesso? Per me il Signore e il rapporto con Lui è così importante, così coinvolgente? È Lui, sì o no, l’Amico prezioso, la Presenza più cara alla quale io voglio aprire, voglio spalancare il mio cuore? …
 
 
7) Preghiera finale: 1 Samuele 2, 1. 4 - 8
Il mio cuore esulta nel Signore, mio salvatore.
 
Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia forza s’innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io gioisco per la tua salvezza. 
 
L’arco dei forti s’è spezzato,
ma i deboli si sono rivestiti di vigore.
I sazi si sono venduti per un pane,
hanno smesso di farlo gli affamati.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita. 
 
Il Signore fa morire e fa vivere,
scendere agli inferi e risalire.
Il Signore rende povero e arricchisce,
abbassa ed esalta. 
 
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farli sedere con i nobili
e assegnare loro un trono di gloria.