Per la preghiera personale e familiare: Lectio divina sulla Liturgia della Parola del giorno - domenica 4 aprile 2021

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  • domenica | 4 aprile 2021

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Lectio domenica 4 aprile 2021


Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore (Anno B)
 
Lettera ai Colossesi 3, 1 - 4
Giovanni 20, 1 - 9
 
 
1) Orazione iniziale 
O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto.
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2) Lettura: Lettera ai Colossesi 3, 1 - 4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
 
3) Commento su  Lettera ai Colossesi  3, 1 - 4 Paolo conclude la parte teologica della lettera ai Colossesi con questa esortazione. La morte e resurrezione di Cristo, il suo mistero pasquale ha cambiato la vita del mondo e la vostra, dice Paolo ai Colossesi. Oramai siete morti e risorti con Cristo, e dunque dovete cercare le cose di Cristo, là dove egli si trova, alla destra del Padre nella gloria.
Le cose di lassù sono quelle che Gesù ha rivelato nella sua storia quaggiù: il regno di Dio, la conversione del cuore, una vita di carità, la misericordia di Dio. Se si vive secondo la misericordia di Dio, allora si sarà in comunione con lui. Il battesimo ci immerge nella morte di Cristo per farci risorgere con lui nella gloria del Padre.
 
 In un certo senso dunque la realtà della risurrezione resta nascosta e credere in essa vuol dire accettare che parte di ciò che dà senso alla nostra vita e alla nostra fede sia anche esso misterioso, invisibile, come ce lo dice Paolo: la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3). Non ci sorprende dunque costatare quanto ci resti difficile capire la risurrezione, sia quella di Gesù che quella promessa a ciascuno di noi quando ci è detto: Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria (Col 3,4). La fede in essa però richiede che discerniamo la sua potenza già adesso misteriosamente all'opera nella nostra vita, riconoscibile in un anelito, una sete, una sorta di tensione che deriva dalla nostra consapevolezza di essere stati conquistati da Cristo: sono stato conquistato da Cristo Gesù; ... dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3,12-14). Nel caso della risurrezione siamo invitati allo stesso atteggiamento che fa di noi discepoli autentici di Gesù: seguirlo, anche quando non lo capiamo interamente. Capiremo quando saremo con lui, già adesso però crediamo che siamo risorti con lui e cerchiamo le cose di lassù, rivolgiamo il pensiero alle cose di lassù (Col 3,1-2), non per evadere le nostre responsabilità sulla terra, non per gioire meno delle realtà della nostra vita presente, ma per orientarle tutte verso la meta nella quale trovano il loro vero senso e la loro pienezza.
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4) Lettura: dal Vangelo secondo Giovanni 20, 1 - 9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
 
5) Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni  20, 1 - 9
 Oggi l’annuncio della liturgia è: Cristo è Risorto. È un annuncio di gioia perché Colui che era stato crocifisso è risuscitato. Colui che era stato giudicato come un malfattore è stato resuscitato: Dio ha attestato così che Gesù era il Suo inviato e ha sconfessato quelli che avevano agito contro di Lui. È quanto emerge chiaramente dal discorso di Pietro: “essi lo hanno ucciso” dice, “ma Dio l’ha risuscitato e volle che apparisse a testimoni prescelti”: Gesù risorto ha mangiato con gli apostoli perché voleva che tramite loro l’annuncio della risurrezione arrivasse a tutti. Il primo annuncio degli apostoli è proprio la persona di Gesù risorto da morte. Essi non annunciano un’idea ma testimoniano una presenza. Anche noi siamo chiamati a far così: non dobbiamo tenere per noi soli Gesù Risorto ma dobbiamo testimoniarlo agli altri. Siamo consapevoli di questa missione? Siamo disponibili a farlo?
Il vangelo di oggi testimonia che, prima di incontrare Gesù, i discepoli e le donne vivono l’angoscia che il corpo sia stato trafugato. La prima a trovare la tomba vuota è Maria Maddalena che poi va ad avvisare Pietro e l’altro discepolo; essi arrivano e vedono, colgono con lo sguardo la condizione del sepolcro: le bende e il sudario e mentre vedono si dice che Giovanni “crede”. Non avevano ancora compreso la Scrittura, annota l’evangelista, “che doveva resuscitare dai morti”. La ricerca del corpo di Gesù, la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro, il loro osservare indugiando sui particolari, la fede raggiunta a partire dai semplici segni (le bende, il sepolcro vuoto) possono descrivere il percorso di chi si interessa alla persona di Gesù: il conoscerlo attraverso le Scritture, il vedere i segni della Sua presenza nel mondo, fino al credere che Egli è il Signore risorto. Ma se è così Egli non è solo una persona del passato; Egli è presente qui e possiamo parlare con Lui. L’annuncio della Chiesa oggi potrebbe far sorgere la domanda: Chi è per me Gesù? Quali sono i segni della Sua presenza? Posso credere anch’io tutte queste cose che si dicono di Lui? A chi si pone queste domande, è Cristo stesso a rispondere perché Egli è il Vivente. Possiamo richiamare le parole degli angeli: “voi cercate Gesù il crocifisso: non è qui, è risorto!” Non dobbiamo cercare Gesù solo nel passato perché Egli è qui! La Chiesa custodisce gli insegnamenti e i fatti della vita di Gesù, ma è anche il Corpo di Cristo, cioè attraverso di lei è possibile incontrare Cristo vivo. Facciamo in modo di presentare un volto credibile per chi è in ricerca. Il nostro annuncio oggi può essere come quello di Serafino di Sarov: Mia gioia, Cristo è risorto.
 
 E' "Cristo Risorto": la buona notizia che cambia l'uomo e la storia.
"Il primo giorno della settimana" (Vangelo, v. 1), Gesù è risorto! Esplode la vita, inizia la storia nuova dell'umanità, nulla è come prima, tutto ha un senso nuovo, positivo, definitivo. L'annuncio di quel fatto storico -che è il tesoro fondante della comunità dei credenti- rimbalza di casa in casa, di chiesa in chiesa, ad ogni latitudine, in tutti gli angoli del mondo; diventa ‘vangelo = bella notizia' per tutti i popoli. "Il sepolcro vuoto è diventato la culla del cristianesimo" (S. Girolamo). La tomba vuota ha marcato il passo decisivo della fede perGiovanni: egli corse al sepolcro, "si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò"; poi entrò insieme con Pietro, "e vide e credette" (v. 4.5.8). Era l'inizio della fede in Gesù risorto, che più tardi si rafforzò quando lo videro vivente. "Il fatto principale nella storia del cristianesimo sta in un certo numero di persone che affermano di aver visto il Risorto" (Sinclaire Lewis).
Da sempre, la Chiesa missionaria dà inizio a nuove comunità di fedeli proprio annunciando che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, crocifisso e risorto. È Lui il motivo radicale e il fondamento della missione. Il fatto storico della risurrezione di Cristo, avvenuto intorno all'anno 30 della nostra era, costituisce il nucleo centrale e dirompente del messaggio cristiano, mentre la catechesi ne arricchisce i contenuti e li trasmette con metodologia adeguata. La missione è portatrice del messaggio di vita, che è Cristo stesso: il Vivente per la sua risurrezione, dopo la passione e morte. Questo è il kerigma, annuncio essenziale per quelli che non sono ancora cristiani; e annuncio fondamentale anche per risvegliare e purificare la fede in coloro che si soffermano quasi soltanto alla prima parte del mistero pasquale. Vi sono cristiani, infatti, che si concentrano quasi solo sul Cristo sofferente nella passione, e quasi non fanno il salto della fede nel Cristo risorto. Sembra loro più facile e consolante identificarsi con il Cristo morto, soprattutto quando si vivono situazioni di sofferenza, depressione, povertà, umiliazione, lutto... In realtà, tale consolazione sarebbe soltanto apparente; la vera consolazione acquista solidità per la fede e la vivenza nel Risorto. La missione è un evento eminentemente pasquale, perché affonda le sue radici e i contenuti nella Risurrezione di Cristo.
La fede è graduale: Maria di Màgdala, Pietro e Giovanni corsero al sepolcro con l'intenzione di recuperare un cadavere sparito; erano impreparati ad un avvenimento che non era nei loro calcoli; solo più tardi arrivarono alla fede nel Signore risorto; e ne divennero perfino testimoni ed annunciatori coraggiosi (I lettura): "Noi siamo testimoni... testimoni prescelti da Dio... E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare..." (v. 39.41.42). Da allora, il cammino ordinario della trasmissione della fede cristiana è la testimonianza di personeche hanno creduto prima di noi. Per questo, noi professiamo che la fede è apostolica: perché è radicata nella fede degli Apostoli e nella loro testimonianza.
La testimonianza, che unisce insieme annuncio e coerenza di vita, è la prima forma di missione (cf AG 11-12; EN 21; RMi 42-44). (*) I veri testimoni del Risorto sono persone ‘contagiose’. Le persone trasformate dal Vangelo di Gesù risorto, che vivono i valori superiori dello spirito (II lettura), sono le uniche in grado di contagiare altre persone e interessarle agli stessi valori: quali l'accettazione e la serenità nella sofferenza, la speranza davanti alla morte, la preghiera come abbandono nelle mani del Padre, la gioia nel servizio agli altri, l'onestà a tutta prova, l'umiltà e l'autocontrollo, la promozione del bene altrui, l'attenzione ai bisogni degli ultimi, la testimonianza dell'Invisibile... La missione si estende e si realizza capillarmente così, ancor prima e meglio che attraverso le sole strutture e le gerarchie. "Celebra la Pasqua con Cristo solo chi sa amare, sa perdonare... con un cuore grande come il mondo, senza nemici, senza rancori", come insegnava in una catechesi il vescovo Mons. Oscar Arnulfo Romero, poco prima di essere ucciso a San Salvador il 24 marzo 1980. Questa è la notizia bella di cui il mondo ha bisogno; il Vangelo che tutti hanno il diritto di conoscere! E che la Chiesa missionaria deve portare, senza indugi, a tutti i popoli.
"L'annunzio ha la priorità permanente nella missione... L'annunzio ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto: in Lui si compie la piena e autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; in Lui Dio dona la ‘vita nuova', divina ed eterna. È questa la ‘buona novella', che cambia l'uomo e la storia dell'umanità e che tutti i popoli hanno il diritto di conoscere". (Giovanni Paolo II - Enciclica Redemptoris Missio ,1990, n. 44).
 
 Non un'idea ma un fatto si è imposto agli apostoli.
La Pasqua è arrivata a noi attraverso gli occhi e la fede delle donne che avevano seguito Gesù, in un'alba ricca di sorprese, di corse, di paure. Maria di Magdala e Maria di Giacomo escono di casa nell'ora tra il buio e la luce, appena possibile, con l'urgenza di chi ama. E andarono a visitare la tomba. A mani vuote, semplicemente a visitare, vedere, guardare, soffermarsi, toccare la pietra. Ed ecco ci fu un gran terremoto e un angelo scese: concorso di terra e di cielo, e la pietra rotola via, non perché Gesù esca, ne è già uscito, ma per mostrarlo alle donne: venite, guardate il posto dove giaceva. Non è un sepolcro vuoto che rende plausibile la risurrezione, ma incontrare Lui vivente, e l'angelo prosegue: So che cercate Gesù, non è qui! Che bello questo: non è qui!
C'è, esiste, vive, ma non qui. Va cercato fuori, altrove, diversamente, è in giro per le strade, è il vivente, un Dio da cogliere nella vita. Dovunque, eccetto che fra le cose morte. È dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, dentro l'atto di generare, nei gesti di pace, negli abbracci degli amanti, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell'ultimo respiro del morente, nella tenerezza con cui si cura un malato. Alle volte ho un sogno: che al Santo Sepolcro ci sia un diacono annunciatore a ripetere, ai cercatori, le parole dell'angelo: non è qui, vi precede. È fuori, è davanti. Cercate meglio, cercate con occhi nuovi. Vi precede in Galilea, là dove tutto è cominciato, dove può ancora ricominciare. L'angelo incalza: ripartite, Lui si fida di voi, vi aspetta e insieme vivrete solo inizi. Vi precede: la risurrezione di Gesù è una assoluta novità rispetto ai miracoli di risurrezione di cui parla il Vangelo. Per Lazzaro si era trattato di un ritorno alla vita di prima, quasi un cammino all'indietro. Quella di Gesù invece è un cammino in avanti, entra in una dimensione nuova, capofila della lunga migrazione dell'umanità verso la vita di Dio. La risurrezione non è un'invenzione delle donne. Mille volte più facile, più convincente, sarebbe stato fondare il cristianesimo sulla vita di Gesù, tutta dedita al prossimo, alla guarigione, all'incoraggiamento, a togliere barriere e pregiudizi. Una vita buona, bella e felice, da imitare. Molto più facile fondarlo sulla passione, su quel suo modo coraggioso di porsi davanti al potere religioso e politico, di morire perdonando e affidandosi. La risurrezione, fondamento su cui sta o cade la Chiesa (stantis vel cadentis ecclesiae) non è una scelta degli apostoli, è un fatto che si è imposto su di loro. Il più arduo e il più bello di tutta la Bibbia. E ne ha rovesciato la vita.
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6) Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nella orazione
1) Ci accorgiamo di coloro che, attorno a noi, vedono ancora buio? 
2) La nostra è una vita da ‘risorti’, come Comunità o come famiglia? Perché? Se non lo è, che cosa possiamo ragionevolmente fare per entrare in questa prospettiva?
3) Che cosa facciamo per trasformare la nostra fede da infantile ad adulta?
4) Il nostro cuore è ancora sepolto nell'antro buio del sepolcro, attanagliato dalla paura, oppure tentiamo di proiettarlo, giorno dopo giorno, nell'orizzonte luminoso della speranza?
 
 
7) Preghiera: Salmo 117
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
 
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
 
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
 
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
 
 
8) Orazione Finale
O Signore, Dio della gloria, che conosci i nostri cuori, sostienici nei nostri propositi di rinnovamento della vita alla luce della Pasqua e accogli ogni nostra invocazione, perché il mondo intero possa riconoscere in te la fonte della vita e della speranza.