Precisazioni dell'Arcivescovo sul Decreto della Penitenzieria Apostolica

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  • giovedì | 19 ottobre 2017

Carissimi,
In merito ai due documenti della Penitenzieria Apostolica appena pubblicati (il Decreto circa la concessione
di speciali Indulgenze ai fedeli e la Nota circa il Sacramento della Riconciliazione nell’attuale situazione di
pandemia), mi preme evidenziare quanto segue:
1. Le condizioni della ricezione dell’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, agli operatori
sanitari, ai familiari e a quanti assistono i malati di Coronavirus, sono chiare: “se, con l’animo
distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla
celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad
altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione
alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli,
con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e
preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile”.
2. Ugualmente è concessa “alle medesime condizioni l’Indulgenza plenaria in occasione dell’attuale
epidemia mondiale, anche a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o
l’adorazione eucaristica [ma questo vale, all’interno del nostro territorio diocesano, esclusivamente
per i sacerdoti o per i religiosi/e che possono accedere al Santissimo nelle Chiese] o la lettura delle
Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via
Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la
cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il
Signore ha chiamato a sé”.
3. Inoltre, la Chiesa – per chi si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli
infermi e del Viatico – “concede al fedele l’Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia
debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera”. Per il
conseguimento di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso o della croce.
4. Riguardo alla Nota circa il Sacramento della Riconciliazione, non ritengo sussista al momento, nel
nostro territorio, quel livello di contagio pandemico che giustifichi l’adozione della prassi
eccezionale dell’assoluzione collettiva. Tale facoltà è tuttavia concessa ai cappellani ospedalieri, per
quei reparti “ove si trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti
del possibile e con le opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché
l’assoluzione sia udita”.
5. Invito piuttosto a far conoscere a tutti i nostri fedeli, impossibilitati ad accedere alla confessione e
assoluzione sacramentale, il valore efficace della contrizione perfetta, “espressa da una sincera
richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata
dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla
confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali (cf. CCC, n. 1452).
6. Rimangono ovviamente senza alcun valore (ma anche espressamente proibite) – e non dovrebbe
essere necessario ricordarlo…– altre forme di confessione/assoluzione “a distanza”, tramite telefono,
videochiamata o quant’altro.
Riprendo, infine, quanto Papa Francesco ha richiamato stamani durante l’omelia della Messa a Santa Marta,
di cui riporto alcuni passaggi:
«Io so che tanti di voi, per Pasqua andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio. Ma, tanti mi
diranno oggi: “Ma, padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa?
E io voglio fare la pace con il Signore, io voglio che Lui mi abbracci, che il mio papà mi abbracci… Come
posso fare se non trovo sacerdoti?” Tu fai quello che dice il Catechismo».
«È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti - ha spiegato il Pontefice - parla con Dio, è tuo
Padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo… Scusami”, e chiedigli perdono con
tutto il cuore, con l’Atto di Dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito,
tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio
senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento! E questo è il momento giusto, il momento
opportuno. Un Atto di Dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve».
Papa Francesco si riferisce qui ai numeri 1451-1452 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Dunque, in
attesa di poter ricevere l’assoluzione da un sacerdote non appena le circostanze lo permetteranno, è possibile
con questo atto essere subito perdonati. Anche questo era già affermato dal Concilio di Trento, nel capitolo 4
della Doctrina de sacramento Paenitentiae, dove si afferma che la contrizione accompagnata dal proposito
di confessarsi «riconcilia l'uomo con Dio, già prima che questo sacramento realmente sia ricevuto».

L’Arcivescovo Andrea 
(Salerno 20-3-2020)