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Le opere d’arte nella cripta di S. Berniero

della Basilica di S. Pietro alli Marmi di Eboli

di Paolo Sgroia

 

Nella cripta di S. Berniero, che si trova nella chiesa di S. Pietro alli Marmi dei Frati Cappuccini di Eboli, oltre ad essere custodite le spoglie del santo spagnolo compatrono di Eboli, si possono ammirare alcune opere d’arte di un certo valore.

La cripta scoperta solo nel 1929 dopo un crollo può essere considerata coeva alla chiesa, con la quale ha in comune una serie di elementi, come l'uso di colonne con capitelli di spoglio posti in corrispondenza delle absidi.

Dopo il cedimento del pavimento furono attuati lavori di ristrutturazione alla cripta con interventi sulle volte; all'esterno s’intervenne solamente sui contrafforti posti nella parte absidale. La struttura presenta una pianta rettangolare con tre absidi, corrispondenti a quelle della chiesa superiore, ed è divisa da tre archi poggianti su due colonne sormontati da capitelli di spoglio. Nell'abside centrale e in quella di destra vi sono due monofore. Nell'altare centrale vi sono deposte le spoglie di S. Berniero, in alto si può ammirare un bel Crocifisso ligneo del secolo XVIII. Sulla parete laterale destra, subito dopo le scale d’accesso, è murato un bassorilievo in pietra realizzato nel XV secolo da un artista anonimo. Esso raffigura S. Berniero che libera dal demonio una donna.

Sulla sinistra quasi nell’angolo è collocata la statua di S. Vincenzo Ferrer realizzata nel XIX secolo, proveniente dalla cappella omonima posta una volta nella sovrastante chiesa. L’opera è in legno policromo e rappresenta il santo in abito talare, che regge con la mano destra una tromba e nella mano sinistra un libro aperto recante l'iscrizione in latino "TIMETE DEUM ET DATE ILLI HONOREM". Sulla destra dell’altare centrale vi è la statua lignea più antica della cripta, è quella di S. Berniero realizzata nel 1610 dallo scultore Donato Villano di Napoli. Essa rappresenta S. Berniero con un'ampia aureola ed un bastone nella mano destra.

Ma certamente la statua più interessante è quella di S. Fedele da Sigmaringa in legno policromo. Essa raffigura il santo in abito francescano che stringe nella mano sinistra un crocifisso e la mano destra che lo indica con l’indice. Volge lo sguardo davanti a sé, tenendo le labbra socchiuse, come se stesse pronunciando parole di perdono verso i suoi carnefici mentre lo stanno martirizzando. La statua è posta nell’abside prima della parete laterale sinistra, è di buona fattura e sul piedistallo è indicato l’anno della realizzazione, il 1690, ed il nome dell’artista, ossia Giacomo Colombo, il famoso scultore nato a Este presso Padova nel 1663 e giunto a Napoli nel 1678, autore del bellissimo gruppo ligneo della “Pietà” che si può ammirare sull’altare maggiore dell’insigne Collegiata di S. Maria della Pietà di Eboli.

La statua di S. Fedele da Sigmaringa ha bisogno di restauro: dalla mano sinistra si è staccato un dito ed altri pezzi cadono dal vestito.

Il santo fu ucciso crudelmente con un violento colpo di mazza che gli spaccò il cranio. Gli eretici credendo che non fosse ancora morto lo trapassarono con parecchi colpi di spada. L’iconografia lo raffigura con la palma del martirio e con gli strumenti del suo martirio: spade e mazze di ferro. La figura lignea una volta aveva una spada trafitta nel petto, adesso si può intravedere solo il buco che reggeva quest'arma, e sulla testa è stato dipinto del sangue che scivola sulla guancia destra.

Che sia S. Fedele da Sigmaringa pare che non ci siano dubbi. C’è solo da capire come mai sia stata realizzata una statua ad un martire prima che fosse riconosciuto santo dalla Chiesa. Egli è stato beatificato da Benedetto XIII il 12 marzo 1729 e canonizzato da Benedetto XIV il 29 giugno 1749.

Si possono formulare tante ipotesi, certamente un bell’interrogativo da risolvere, comunque la targa sulla base della statua può anche essere stata messa in un secondo momento. Alla fine, in ogni modo, la cosa più importante è portare a conoscenza dei critici d’arte di un’altra importante scultura che accresce notevolmente il patrimonio artistico della città di Eboli.

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